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Lettera del presidente provinciale alle iscritte e agli iscritti dell’ANPI del Sannio

24 novembre 2020

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Carissime iscritte e cari iscritti dell’ANPI del Sannio,

l’intervento congiunto del comitato provinciale dell’ANPI e dell’Officina di studi storico-politici “Maria Penna” in merito a talune, stupefacenti “riabilitazioni bipartisan” – il caso Arturo Bocchini di San Giorgio del Sannio – mi offre l’occasione per rivolgermi a tutte e a tutti voi per aggiornarci sinteticamente sull’attività dell’anno che si sta chiudendo.

Ci troviamo a vivere una situazione, straordinaria e, per tanti aspetti, estremamente grave. Sicché dobbiamo prepararci ad affrontarla nel migliore dei modi possibile, e dunque, avviare, come auspica, nella sua relazione all’ultima riunione del Comitato nazionale, il nostro presidente, Gianfranco Pagliarulo, “una vera e propria nuova fase della lotta antifascista e democratica”. Il presidente aggiunge: “possiamo e dobbiamo farlo noi, perché ci è riconosciuto da tanta parte del mondo democratico il possesso di quelli che Albertina Soliani chiama giustamente i fondamentali, e cioè quell’insieme di radici, di principi, di valori, che affondano nella Resistenza, nella repubblica e nella Costituzione”.
“Tale sistema di valori riconducibili ai principi della giustizia sociale, della libertà, della democrazia, della solidarietà, della pace, è stato sempre interpretato da noi non in astratto, ma in stretta connessione con le sue incarnazioni istituzionali, in particolare con la Repubblica e la Costituzione, e con gli eventi politico-sociali che hanno scandito gli ultimi 70 anni”.
Di questi valori e, soprattutto, delle tre questioni che già avviluppano la vita del nostro paese, ossia la questione sanitaria, la questione sociale e la questione democratica, l’ANPI del Sannio cercherà sempre di prendersi cura né farà mancare il conseguente impegno e un’azione politico-culturale adeguata, all’interno delle prospettive e delle linee individuate dagli organismi nazionali, necessariamente calate all’interno delle nostre realtà territoriali.
A questo proposito vi ricordo che abbiamo chiuso il tesseramento del 2020 raggiungendo, pur con tutte le difficoltà dei periodi di clausura, il numero di 350, tra iscritte e iscritti. A tutti quelli che ci hanno già manifestato l’intenzione di rinnovarla ma non l’hanno ancora ricevuta, invieremo simbolicamente la riproduzione della tessera via mail.
Abbiamo dovuto rinviare sia la pubblicazione del terzo volume degli Atti dei seminari 2019-2020 che il ciclo delle lezioni 2020-2021 il cui programma è già stato quasi approntato per intero, e che sicuramente partirà on line, se, come sembra, non dovessero cambiare le norme anticovid, l’otto di gennaio del 2021.
Dopo il 12 dicembre, giorno in cui parteciperò, dalle 9.30 alle 14, a una riunione on line di tutti i presidenti provinciali dell’area Centro meridionale dell’ANPI con la direzione nazionale, convocherò la riunione del comitato provinciale che, ovviamente, non si svolgerà in presenza.
È dunque necessario non perderci di vista, di sapere che noi ci siamo e ci saremo sempre con la grande capacità di visione che sempre ha caratterizzato l’Associazione, quella capacità cioè di immaginare il futuro e di saper compiere le scelte giuste.
Invio a tutte e tutti il saluto più cordiale e affettuoso.
Amerigo Ciervo
presidente del Comitato provinciale ANPI di Benevento

A proposito di “talune riabilitazioni alla memoria bipartisan”

21 novembre 2020
Gerarchi fascisti e nazisti presenti ai funerali di Arturo Bocchini, tenutisi a Roma il 21 novembre 1940. Tra loro si riconosce Heinrich Himmler,

Gerarchi fascisti e nazisti ai funerali di Arturo Bocchini, tenutisi a Roma il 21 novembre 1940. Tra loro Heinrich Himmler.

 

Il nostro è un Paese che – a voler essere buoni – ha un rapporto difficile con la storia. A voler essere, invece, più schietti e diretti dovremmo affermare che non si tratti di un rapporto difficile quanto piuttosto di una mal celata indisposizione verso una disciplina che si caratterizza per due aspetti effettivamente scomodi: fatica e verità.

Affrontare il passato, infatti, spinti dal desiderio di conoscere le proprie radici, di comprendere le dinamiche e i fatti che hanno inciso sulla storia della propria comunità comporta un dispendio di energie fisiche e intellettuali di non poco conto, un dispendio che, però, si configura come itinerario inevitabile e necessario perché non esistono scorciatoie per raggiungere la verità.

In “questo benedetto assurdo bel paese” quando si apre una finestra sul fascismo diventa pressocché impossibile discuterne partendo dai fatti, dagli eventi e dalle vicende storiche perché si è subito sopraffatti da una valanga di distorsioni degli accadimenti storici, da vere e proprie bufale, da affermazioni capziose e fuorvianti.

Succede a livello nazionale se pensiamo in questi giorni alle comparsate televisive del giornalista Bruno Vespa il quale, nel presentare il suo ultimo libro, contribuisce a creare l’ennesimo capitolo del revisionismo storico italiano, ma accade anche a livello locale, nella nostra piccola provincia, come abbiamo potuto constatare leggendo l’articolo “Bocchini, una riabilitazione alla memoria bipartisan” apparso sull’edizione beneventana de “Il Mattino” di venerdì 20 novembre 2020.

Nell’articolo, che prende spunto dall’anniversario della scomparsa del capo della polizia fascista, ritroviamo le ormai tipiche affermazioni revisioniste che affondano le radici nel collettivo lavaggio di coscienze del mito del “bravo italiano”.

Nell’articolo viene detto di Bocchini che “malgrado si fosse spogliato dei suoi beni, oggi si cerca di far cadere nell’oblio il suo ricordo”, che “in un paese […] dove tante strade sono intitolate a politici e personaggi, in alcuni casi a dir poco chiacchierati, non si è trovato, se non una strada da intestargli, almeno uno spazio per attaccare, magari a una parete degli immobili donati, una targa che ricordi l’illustre donatore”, che sono sempre state riconosciute “le competenze professionali, il ruolo storico e anche una personalità particolare del senatore Arturo Bocchini”.

E se da un lato non stupisce che parte di queste dichiarazioni provengano dal mondo della destra sangiorgese, dall’altro, invece, colpisce che esse giungano dal primo cittadino del comune di San Giorgio del Sannio, Mario Pepe, come se il solo fatto di aver lasciato al suo paese natale i propri beni potesse cancellare con un colpo di spugna tutte le scelte, le decisioni e le azioni del braccio destro di Mussolini.

Quando le parole vengono utilizzate in maniera completamente decontestualizzata, ecco che un’affermazione del genere finisce per fare il gioco di quel senso comune diffuso secondo cui il fascismo in fondo non fu poi così male e che, anzi, “Mussolini fece anche cose buone” e con lui anche i suoi zelanti sgherri.

Contro questo modo di dare vita al dibattito pubblico, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, ci opponiamo con tutta la forza che ci viene da una lettura della storia del nostro paese, da un’analisi attenta e per nulla superficiale delle scelte che donne e uomini hanno compiuto, scelte che hanno segnato momenti drammatici del nostro passato.

Pertanto, se di Arturo Bocchini si deve parlare lo si faccia raccontando chi è stato e quali scelte ha fatto; se dobbiamo fare un’operazione di verità allora – usando le parole di un appello scritto e firmato da numerose storiche e storici – “raccontiamo la storia, raccontiamola tutta”.

Se siamo sinceri democratici e convinti sostenitori della nostra Costituzione repubblicana e antifascista non mostriamo reticenze e parliamo di Arturo Bocchini, del capo della polizia e fondatore dell’Ovra, a cui Benito Mussolini affidò non solo il compito di reprimere ogni voce dissenziente, ma di rieducare un popolo e di ortopedizzare una nazione. Parliamo dell’uomo che mise in piedi un fitto sistema di controllo non soltanto destinato a sorvegliare e punire gli oppositori del regime, bensì ad insinuarsi nella fibra più intima della vita quotidiana di milioni di italiani.

Raccontiamo dell’ideatore di un apparato poliziesco pervasivo, alle dirette dipendenze del Duce e autonomo dai prefetti ai quali diede l’ordine di arrestare tutti i deputati del Partito Comunista d’Italia, fra cui Antonio Gramsci.

Non dimentichiamo che stiamo parlando dell’uomo che venne incaricato da Benito Mussolini di eliminare fisicamente Carlo Rosselli che allora risiedeva a Parigi e che fu barbaramente ucciso il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne insieme al fratello Nello.

Non lasciamo cadere nel dimenticatoio di chi la storia la vuole annacquare, indebolire, depotenziare il fatto che grazie alla sua rete di spie Arturo Bocchini fu l’artefice dell’arresto e del confino del futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini e di Alcide De Gasperi che in treno con la moglie cercava di lasciare il paese.

Pertanto, se di atteggiamento bipartisan si deve parlare in questa vicenda quello lo ha avuto senza dubbio Arturo Bocchini che, grazie agli ingenti fondi richiesti e ottenuti da Mussolini per potenziare l’attività repressiva, colpì con durezza gli esponenti di tutti i partiti politici che continuavano la loro azione di resistenza alla dittatura fascista.

E non trascuriamo che all’inizio del 1938, il capo della Polizia fascista ordinava di identificare e censire tutti i rom istriani, dividendoli tra soggetti con precedenti penali non pericolosi, soggetti senza precedenti penali e pericolosi e soggetti pericolosi; e poiché questo ancora non bastava aggiungiamoci il passaggio fondamentale a una vera e propria persecuzione che si può definire di natura razziale nei confronti di rom e sinti in quanto ‘zingari’ quando con l’ordine emanato l’11 settembre 1940 Bocchini dispone che “quelli nazionalità italiana certa o presunta ancora in circolazione vengano rastrellati nel più breve tempo possibile e concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte di ciascuna provincia».

Menzioniamo i suoi incontri con il criminale nazista Heinrich Himmler, capo della polizia tedesca, con il quale organizzò l’attività di repressione internazionale dell’OVRA e della Gestapo contro gli oppositori politici.

Questo e ancora altro è stato Arturo Bocchini e l’essersi “spogliato dei suoi beni” verso la fine della sua vita non fa di lui un novello Francesco d’Assisi né tanto meno essere entrato in possesso di quei beni impone al comune di San Giorgio del Sannio di celebrare un elemento di spicco della dittatura fascista, della pagina più buia e drammatica della storia del nostro Paese.

Pertanto, invitiamo il signor Sindaco, una volta terminati i lavori di completamento del palazzo comunale ex Arturo Bocchini, ad apporre una targa, ma che questa sia ampia e che riporti senza titubanze le scelte e le azioni del “viceduce” per fare in modo che nessuno possa pensare al Ventennio fascista con nostalgia e rimpianto, ma al contrario per allontanare, sulla consapevolezza della cancellazione dei diritti e delle libertà a cui Bocchini diede il suo nefasto contributo, ogni rischio di riabilitazione del regime fascista.

 

Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Benevento

Officina di Studi storico-politici Maria Penna

Il cordoglio dell’ANPI del Sannio per la scomparsa di Lida Iannelli

25 febbraio 2020

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Il comitato provinciale dell’Anpi di Benevento, a nome di tutti i suoi iscritti, esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Lida Iannelli, sorella del partigiano Gianni Iannelli “Nincek”, fucilato a Varazze, nel savonese, nel 1944.

Lida, nonostante la distanza e le condizioni di salute sempre più delicate, ha seguito costantemente con affetto e attenzione il lavoro e l’impegno della nostra comunità antifascista sentendo forte il bisogno di conservare la memoria dell’impegno familiare alla lotta di liberazione dall’oppressione nazifascista.

Le nostre più sentite condoglianze a tutti i familiari alcuni dei quali continuano nell’Anpi sannita a manifestare e praticare gli ideali dell’antifascismo nei quali sono cresciuti.

Il Comitato provinciale dell’Anpi di Benevento

Il Comune di Benevento conferisca la cittadinanza onoraria a Liliana Segre

11 novembre 2019

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Come noto, il 30 ottobre l’Aula del Senato ha approvato la mozione della senatrice a vita Liliana Segre per l’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.
L’ANPI nazionale, oltre ad esprimere soddisfazione e apprezzamento per il voto favorevole del Senato, ha manifestato profonda preoccupazione e condanna rispetto all’astensione da parte dei senatori delle forze politiche di centro-destra, un atteggiamento grave e fortemente irresponsabile, in quanto interpretabile come atto di legittimazione dei fenomeni che la Commissione intende contrastare.
Dopo le minacce via web e lo striscione di Forza nuova esposto nel corso di un appuntamento pubblico cui partecipava a Milano, il prefetto Renato Saccone ha deciso di assegnare la scorta alla senatrice a vita, deportata nel campo di concentramento di Auschwitz quando aveva 14 anni.
La scorta armata alla senatrice Segre dà conto della pericolosità di questa campagna di odio e riporta all’ordine del giorno gli attacchi antisemiti che dalla Rete si estendono alle strade d’Europa, ai cimiteri ebraici profanati, agli stadi dove gruppi nazi-fascisti continuano ad esibire bandiere con le svastiche o intonare cori che invocano per i “nemici” i “forni come per gli ebrei”.
Se la politica può e deve basarsi sullo scontro, anche aspro, tra posizioni diverse, non può esserci divisione sui principi e i valori di solidarietà e umanità.
Per questo motivo il comitato provinciale di Benevento ritiene che la nostra città debba mostrare vicinanza fraterna ed estrema gratitudine alla senatrice Segre per l’infaticabile e meritoria opera di testimonianza civile, riaffermando, con forza, i valori fondanti della nostra Repubblica, nata dalla lotta di liberazione dall’oppressione nazi-fascista.
Esprimiamo, pertanto, la nostra totale adesione alla proposta di Cronache del Sannio e del suo direttore Salvatore Esposito e ci uniamo alla petizione per chiedere il conferimento da parte del Comune di Benevento della Cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre.

Il comitato provinciale dell’ANPI di Benevento

Giornate di chiusura del tesseramento 2019 nel Sannio

29 ottobre 2019

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Le giornate di chiusura del tesseramento 2019 hanno visto l’ANPI sannita attiva su più fronti e in diverse zone del territorio provinciale.
Infatti, oltre al tesseramento, che ancor prima di questa chiusura aveva visto un balzo in avanti importante passando dalle 180 tessere del 2018 alle quasi 250 di quest’anno, ha avuto luogo la costituzione delle prime due sezioni locali dell’Anpi del Sannio.
Il primo appuntamento è stato sabato 26 ottobre alle ore 17.30 presso la Biblioteca comunale di Morcone dove gli iscritti hanno dato vita all’assemblea costitutiva della sezione intercomunale Alto Tammaro. Dalla discussione assembleare sono venute fuori tante proposte valide e interessanti, ma al tempo stesso la consapevolezza della responsabilità che deriva da un passo così importante quale quello di rappresentare la memoria partigiana e lo spirito antifascista in tempi complessi e delicati come quelli attuali. Inoltre, l’Anpi Alto Tammaro cercherà di porre al centro della sua attività l’attenzione alle memorie locali legate alla Resistenza, memorie sbiadite di donne e uomini su cui, tuttavia, già alcuni iscritti stanno lavorando da tempo con passione e tenacia.
Domenica 27 ottobre, invece, è stata la volta della costituzione della sezione intercomunale Valle Caudina che si è tenuta presso la Bibilioteca Comunale di Montesarchio. La discussione fra gli iscritti si è, in questo caso, concentrata, oltre che sull’attualità politico-culturale del nostro paese, sulle possibili azioni e iniziative da mettere in campo con particolare attenzione al mondo giovanile e della scuola. Non a caso il comitato della sezione Valle Caudina ha visto l’elezione di ben tre giovani tesserati segno della volontà di incidere profondamente sulle nuove generazioni.

N.B. Nella sezione Foto e Video del nostro sito alcune immagini delle due assemblee.

di ANPI Benevento

Il discorso del presidente Ciervo per il 25 aprile

26 aprile 2019

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25 aprile 2019, Benevento.

Carissime cittadine e cari cittadini che state partecipando alla manifestazione del 25 aprile del 2019,

è motivo di grande onore e di grande responsabilità chiudere, per conto dell’ANPI del Sannio il corteo a cui, tutti insieme, stamattina abbiamo dato vita.
Ed è un onore grande parlare avendo di fronte la piazza, intitolata a Giacomo Matteotti, paradigma, simbolo e archetipo di tutte le innumerevoli vittime del fascismo e del nazismo in Italia.
È un onore il poter parlare nel cuore e al cuore di questa nostra antica città.
È un onore parlare in nome di tutte le iscritte e gli iscritti dell’ANPI di Benevento che annovera ancora, tra i suoi membri, il compagno partigiano combattente, Giuseppe Crocco, “Caramba”, che, a nome di voi tutti, saluto e ringrazio con riconoscenza e affetto immutati.
È – infine – un onore parlare a nome di tutte le istituzioni presenti, delle forze politiche, dei sindacati, delle associazioni e dei movimenti che hanno aderito e che hanno voluto che il 25 aprile, venisse celebrato con spirito unitario e con molteplici iniziative che, all’interno della ricchezza delle storie e delle sensibilità plurali, ne caratterizzano la vita.

Quest’anno siamo obbligati a puntualizzare un elemento che è la sostanza stessa di questa giornata. Il 25 aprile è Festa nazionale. È la Festa della Liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista. Essa vede, in questo momento e per la giornata intera, migliaia e migliaia di persone nelle piazze e nelle strade di tantissime città e paesi. È evidente che nessuno riuscirà a cancellarla.

E poiché noi siamo abituati a parlare con chiarezza, intendiamo riferirci a tutti coloro che cercano di negarla, pensando di ridurla ad uno scontro tra “fascisti e comunisti”. Intendiamo riferirci a chi continua a gettare fango e fuoco sulla memoria delle partigiane e dei partigiani, a chi tenta con le consuete, rozze argomentazioni, ignoranti e razzistiche di riportare l’orologio della storia al ventennio del criminale Benito Mussolini.
In realtà il 25 aprile ricorda e rinnova la lotta vincitrice del popolo italiano contro il nazi-fascismo.
Il 25 aprile ricorda e rinnova la vittoria degli ideali di libertà e di democrazia che hanno spazzato via la dittatura. Il 25 aprile è il canto corale delle origini autentiche della nostra Repubblica.
Non sarà inutile parafrasare ciò che Vittorio Foa rivolse a un senatore missino, Giorgio Pisanò: “È perché il 25 aprile abbiamo vinto noi che tu sei senatore della Repubblica. Se aveste vinto voi, io non solo non sarei al Senato, ma forse sarei ad Auschwitz”. Come Primo Levi e come Liliana Segre. Come padre Massimiliano Kolbe e Suor Teresa Benedetta della Croce. Come Vittoria Nenni e Mario Finzi.

Siamo pienamente consapevoli di essere dentro un profondo cambiamento di cui sembra che non si riesca a percepirne, fino in fondo, la radicalità. Eppure siamo in grado di leggere i segni di un mondo, negli ultimi decenni, profondamente cambiato: le parole d’ordine che, per moltissimo tempo, sono state le sirene a cui non moltissimi hanno saputo resistere. Non di “sorti magnifiche e progressive” si trattava, ma di autentici peccati capitali le cui conseguenze sono ora un cumulo di macerie tra le quali è possibile ritrovare diritti negati, povertà crescenti, ingiustizie profonde. Nel buio del momento si colgono sempre di più fenomeni di degrado istituzionale, in cui le tentazioni presidenzialiste e le tendenze plebiscitarie si combinano con la sovranità del mercato, con la frantumazione sociale, con il trionfo dell’individualismo, con il vuoto culturale e con le seducenti suggestioni dei media e della rete. E la violenza e la sopraffazione la si ritrova anche nei rapporti personali dentro e fuori le famiglie.
Con la questione femminile ritornata al centro del dibattito, grazie anche a taluni disegni di legge totalmente oscurantisti, se non addirittura reazionari, che finiscono per fare strame dell’articolo 3 della Costituzione. Ecco perché abbiamo voluto organizzare, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del comune di Benevento, la mostra sulle 21 madri costituenti.
Ma il medesimo articolo è messo ancora più gravemente in pericolo da un altro tema a cui, stranamente, né la società civile né la politica sembrano particolarmente attenti. Intendo riferirmi alla cosiddetta autonomia differenziata. L’autonomia differenziata è il più raffinato e radicale progetto antimeridionale della storia repubblicana perché esso si poggia sull’idea di “criminalizzare” i normali trasferimenti e gli investimenti pubblici nelle regioni meridionali.
Abbiamo riflettuto seriamente sulle conseguenze dell’autonomia differenziata? Che nascerà una sanità di serie A e una di serie B, che i malati bisognosi di interventi specialistici non potranno più trasferirsi dagli ospedali della propria regione a quelli del Nord, che le scuole e le università del Sud avranno sempre meno risorse? Non è certamente per scelta politica che facciamo riferimento a tale prospettiva, ma è l’urgenza della difesa della Costituzione che ci spinge a segnalare l’esigenza di difendere l’unità nazionale, messa in grave pericolo da scelte siffatte.
Dunque la competizione senza regole, la supremazia della finanza sull’economia reale, e dell’economia sulla politica, e della tecnica sui valori dell’humanitas, e la mitizzazione del profitto non hanno migliorato il mondo. Anzi in tutto questo noi possiamo individuare la causa prima della crisi profonda dalla quale non riusciamo a venir fuori. Aggiungiamo a ciò le guerre infinite e le terribili stragi che, hanno lasciato il loro segno di sangue anche il giorno di Pasqua.
Ed è – lasciatemelo dire – francamente curioso che mentre papa Francesco, dal balcone centrale di san Pietro pregava per le vittime dello spaventoso massacro del giorno di Pasqua, lo spin doctor – ora si usa dire così – del ministro dell’Interno riteneva necessario postare una foto dello stesso ministro imbracciare un mitra. Fare paura per rispondere alle paure. È così che si alimenta l’onda nera.
In tv ci dicono che questo signore sia un docente di filosofia del web.
Se questa è la filosofia del web, noi continuiamo a preferire le risposte che hanno offerto altri filosofi: Socrate, Giordano Bruno o come il pensatore della non-violenza Aldo Capitini. E i mitra imbracciati dai partigiani hanno portato all’articolo 11 dellaCostituzione. Inquietanti fenomeni, sul piano politico-istituzionale, si colgono quotidianamente: l’indebolimento del Parlamento, il contatto diretto con le masse, l’intesa cordiale con i gruppi neofascisti europei tra i quali il comun denominatore è il sentimento razzistico del rifiuto del diverso. Sono i fenomeni di ciò che Umberto Eco chiama il fascismo eterno: l’esaltazione del sangue, il disprezzo per la cultura, il rifiuto del diverso, l’antiparlamentarismo, l’irrazionalismo dominante.
Che fare?
Ci sono dunque delle ottime ragioni che ci spingono a continuare a fare memoria della Resistenza e della liberazione dal nazifascismo. Il fare memoria è, per noi, un dovere morale e politico.
Noi ritroviamo e rinnoviamo lo spirito della Resistenza per opporci alla cultura dei muri innalzati, dell’innalzamento dei reticolati, delle polizie schierate, della ripresa e della riorganizzazione di forze che si riferiscono esplicitamente ai disvalori del nazifascismo.
Rinnoviamo e ritroviamo lo spirito della Resistenza per opporci agli egoismi delle piccole patrie, e delle chiusure pseudo-identitarie. Per vincere sul rifiuto di chi fugge dalle guerre e dalla povertà, guerre e povertà che noi, gli europei dei grandi valori, abbiamo contribuito a far nascere in tante zone del mondo.
Ritroviamo lo spirito della Resistenza e proviamo a riflettere con attenzione sui segnali che ci arrivano dagli uomini e dalle donne che hanno combattuto contro il nazifascismo.
Prendiamo esempio dalla loro scelta etica non di salire sul carro del vincitore, come pure sovente ci tocca vedere in questi giorni, ma di salire in montagna, mettendo in conto anche la possibilità della morte.
Ripensiamo alle centinaia di migliaia di prigionieri italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Ricordiamo gli italiani e le italiane che aiutarono i partigiani, che nascosero gli ebrei. Riprendiamo in mano, se possibile, un libro di storia di questo paese e analizziamo che è accaduto dal 1943 al 1948: cinque anni, solo cinque anni per porre fine alla guerra, per scegliere la pace, per scrivere la Costituzione, per ricostruire, con il lavoro l’impegno e l’intelligenza, il paese. Impariamo dai 535 uomini e dalle 21 donne che, ognuno con una propria visione politica, schierati in partiti politici con valori ideali e visioni del mondo contrapposti, riuscirono a ritrovarsi insieme, costruendo, in un nobile ed altissimo compromesso, i principi fondativi della Repubblica.
Questo è il nostro compito, oggi, a settantaquattro anni dalla Liberazione. Ritrovare in quei giorni quella luce che possa illuminarci lungo il cammino della nostra vita comune, alla maniera in cui quella luce la colse un poeta come Pierpaolo Pasolini

Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro; ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce.

Buon 25 aprile, cittadine e cittadini, viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva l’Italia!

Amerigo Ciervo
Presidente Comitato provinciale ANPI Benevento

Documento del Comitato Nazionale ANPI sulla manifestazione sindacale unitaria

7 febbraio 2019

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Il Comitato Nazionale dell’ANPI condivide pienamente le parole d’ordine della manifestazione intitolata “Futuro al lavoro” promossa da Cgil, Cisl e Uil per il 9 febbraio 2019 a Roma.

Il Comitato Nazionale, presa visione del documento base per la manifestazione nazionale, pur non entrando doverosamente nel merito delle proposte specifiche che sono di competenza delle Organizzazioni sindacali, apprezza le parole d’ordine che riguardano il lavoro, la sua dignità, l’anelito al conseguimento di una reale uguaglianza per cambiare nel profondo la società italiana e per contribuire anche alla costruzione di una Europa dei diritti e della solidarietà.

In una fase difficile come l’attuale che il nostro paese sta attraversando, vanno difesi e consolidati i diritti e le protezioni sociali dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati e dei giovani così come di tutti i cittadini.

L’obbiettivo di fondo che condividiamo è quello di creare per tutti un lavoro dignitoso per attuare il principio consacrato dall’art. 1 della Costituzione che afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

L’ANPI nazionale augura pieno successo alla manifestazione

Convocata l’assemblea di fine anno dell’ANPI provinciale di Benevento

12 dicembre 2018

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Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici,

siete tutti invitati all’assemblea convocata per venerdì 21 dicembre alle ore 17.30 nella sede della CGIL di Benevento (Via Leonardo Bianchi, 9 Benevento).
Ordine del Giorno:
a) relazione del presidente sull’attività dell’anno 2018;
b) discussione;
c) presentazione della sede messa a disposizione dalla CGIL;
d) varie ed eventuali;
e) scambio degli auguri con brindisi.

Nell’occasione sarà possibile sottoscrivere la tessera 2019 dell’ANPI; il tesseramento è aperto a tutti coloro che credono nei valori della libertà, della democrazia e dell’antifascismo, valori fondanti della Resistenza e della Costituzione Repubblicana.
Certi della vostra partecipazione vi invitiamo ad estendere l’invito ad altre persone che potrebbero essere interessate a fare parte della nostra Associazione: oggi più che mai è necessario RESISTERE perché i valori dei combattenti per la libertà di ieri e di oggi sono la ragion d’essere di un’associazione come la nostra.

Un caro saluto,
il presidente provinciale dell’ANPI di Benevento
Amerigo Ciervo

Comunicato stampa dell’associazione “Campania, Europa, Mediterraneo”

29 ottobre 2018

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Riceviamo e pubblichiamo quanto segue:

Per diritto di replica
La nostra fede contro ogni razzismo è indiscutibile

In relazione all’interpellanza del senatore di Forza Italia, Lucio Malan, ripresa da alcuni organi d’informazione, la presidenza dell’associazione “Campania Europa Mediterraneo”, organizzatrice del “Premio internazionale giornalistico e letterario Marzani”, con il solo intento di fare chiarezza, precisa quanto segue:

1) Il premio Marzani, giunto all’undicesima edizione, si svolge a settembre a San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento e ogni anno assegna il riconoscimento a personalità che si siano contraddistinte nella pratica di un giornalismo d’inchiesta, svolto in piena autonomia, privo di condizionamento da qualsiasi tipo di potere.
2) Le linee fondamentali su cui ci si muove per l’assegnazione del premio, sono quelle del dialogo tra i popoli, l’integrazione tra le diverse culture del Mediterraneo, il confronto delle idee sui temi fondamentali della democrazia, della libertà di stampa, del rispetto dei diritti umani e dell’affrancamento dei popoli da povertà e persecuzioni, etniche e religiose.
3) L’edizione 2018 del Premio ha avuto come tema centrale i conflitti nel Medio Oriente e in NordAfrica, evidenziando, in particolare, il ruolo svolto dal mondo dell’informazione per testimoniare le violenze dell’esercito islamico in quelle aree, nella sua avanzata verso l’Occidente.
4) In questa direzione, la presenza di quattro giornalisti stranieri, inviati di guerra, realmente coinvolti nel tema di cui si discuteva (la lotta all’Isis, giova ripeterlo), trova ragione nella loro attività sul campo e nella loro capacità di testimoniare la gravità di una situazione che rischiava di portare il Mediterraneo in una fase di oscurantismo religioso e di negazione della libertà dei popoli assoggettati.
5) I giornalisti premiati — Shelly Kittleson, giornalista free lance, USA; Hamid Masoumi Nejad, corrispondente dall’Italia della televisione pubblica dell’Iran; Talal Khrais, giornalista libanese, corrispondente di Al Manar dall’Italia e Ibrahim Farhat, presidente di Al Manar — sono stati invitati a parlare dei conflitti in atto nel Mediterraneo con esponenti politici italiani come l’on. Massimo Paolucci, parlamentare europeo Pd, l’on. Giuseppe De Mita, parlamentare centrista della scorsa legislatura, l’on. Pino Cabras, deputato del M5S, della Commissione Esteri della Camera, che per l’improvvisa concomitanza di impegni istituzionali non ha potuto, tuttavia, garantire la sua presenza, infine, il Ministro degli affari Sociali della Tunisia, Mohamed Trabelsi, rappresentato dalla Console della Tunisia a Napoli e in Campania, signora Beya Abdelbaky. Il premio ai due giornalisti libanesi è stato, altresì, consegnato per ricordare l’uccisione dei tre giovani inviati di Al Manar, trucidati dall’Isis per la loro partecipazione, come inviati di guerra, nella liberazione della città di Maaloula, in Siria. Il premio a Hamid Masoumi Nejad, corrispondente in Italia della Televisione pubblica dell’Iran, giornalista molto noto nel suo paese per i suoi eccellenti servizi sull’Italia e per essere un uomo di pace e del dialogo, è stato assegnato per la sua capacità di raccontare i conflitti sempre da una posizione di prima linea, cioè, nel luogo vero dove le cose avvengono. Occorre aggiungere – considerato che l’Italia è ancora uno Stato di diritto – che il giornalista iraniano, dopo anni di calvario giudiziario, è stato completamente prosciolto dalla Magistratura italiana da ogni accusa “perché totalmente estraneo ai fatti”.

6) L’accusa, accennata dal sen. Malan, di “premiare istigatori di odio diffuso della Comunità Ebraica” è risibile e palesemente strumentale. Peraltro, in un passato nemmeno tanto lontano, il riconoscimento è stato assegnato a personalità della letteratura e del giornalismo israeliani, a esponenti islamici e del mondo cattolico, a uomini e donne delle istituzioni democratiche del nostro paese e stranieri.
Una per tutti, la giornalista, scrittrice e blogger Manuela Dviri.
Di più. Il Premio, nella sua edizione prossima, sarà dedicato alla Shoa e alla necessità di fermare il razzismo e il fascismo in Italia ed in Europa.
La prima tappa di avvicinamento coincide con l’arrivo, la prossima settimana, della storica Anna Foa, che presenterà il suo libro libro “Andare per i luoghi di confino”, un testo che, partendo da quanto accade tra il 1926 e il 1943, “sconfina” nei giorni nostri, attraversati da nuove e più pericolose forme di intolleranza e di rifiuto della verità storica.

San Giorgio del Sannio, 29 ottobre 2018

Enzo Parziale
Presidente di “Campania, Europa, Mediterraneo”

Cgil Benevento: Rosita Galdiero rieletta segretario generale. Gli auguri dell’ANPI Benevento

16 ottobre 2018

Cgil

Il presidente, il comitato provinciale e tutti gli iscritti dell’ANPI del Sannio rivolgono vive felicitazioni e l’augurio affettuoso di buon lavoro alla compagna Rosita Galdiero, oggi rieletta segretaria generale della CGIL del Sannio. Insieme continueremo a lottare per difendere i valori della Costituzione, dell’antifascismo e della legalità, per il lavoro e per la costruzione di una società più libera e più giusta. Un abbraccio, compagna Rosita.

di Anpi Benevento