Comunicato Anpi sulla mobilitazione del 12 ottobre

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Venerdì 12 ottobre alle ore 9:00 a piazza Risorgimento avrà luogo il concentramento del corteo cittadino promosso e organizzato dal Collettivo Studentesco ClandestinaMente.
La mobilitazione, di respiro nazionale, vede gli studenti battersi contro il decreto “immigrazione e sicurezza” e a favore di una scuola aperta e inclusiva.
L’Anpi di Benevento, da sempre convinta del fondamentale ruolo della scuola nella formazione di soggettività libere e critiche, ritiene doveroso manifestare la propria vicinanza alla mobilitazione invitando i propri tesserati a prenderne parte.
La scuola può e deve essere una difesa contro le derive xenofobe, razziste e securitarie prese dal nostro paese; può e deve attuare pratiche di inclusione e solidarietà che siano modello per l’intera società; può e deve stimolare i giovani a sognare e immaginare un futuro aperto e plurale.
Se “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, allora la scuola è il cuore di questa azione trasformatrice.
Per questi motivi ogni azione in difesa di una scuola scuola pubblica, democratica, laica, inclusiva e pluralista – come quella promossa dal Collettivo Studentesco ClandestinaMente – non può che vederci concordi e partecipi.

di ANPI Benevento

Comunicato ANPI sull’ingiunzione di chiusura del centro È più bello insieme

è più bello insieme

L’Anpi di Benevento avverte forte il dovere di esprimere la propria vicinanza e solidarietà al Centro Sociale Polifunzionale per Disabili È più bello insieme che da tanti anni svolge nella nostra città una funzione e un ruolo fondamentale nel sostegno alle fragilità diffuse, alle vite di tante persone e delle loro famiglie.
Il resoconto della situazione e il suo evolversi dall’inizio dell’anno fino all’ingiunzione di chiusura al 30 giugno sono stati ben descritti da Angelo Moretti: non ci sembra, davvero, esistano motivi, di nessuna natura, che possano condurre alla chiusura del centro.
In questi casi vorremmo che forte si alzasse la voce della politica e che non si lasciasse la soluzione del problema esclusivamente nelle mani della burocrazia, dei dirigenti e dei tecnici comunali.
Quand’anche dovessero emergere delle difficoltà e delle criticità – il contestato utilizzo sine titulo dell’immobile in via Firenze a cui il centro ha risposto dichiarandosi disponibile a un contratto di fitto – siamo fermamente convinti che la tutela della persona, il suo diritto all’assistenza, alla cura, allo svolgimento di una vita dignitosa e serena debbano prevalere su ogni altra logica, in primis quella economica.
Siamo altresì convinti che l’annunciato incontro tra i responsabili del centro e l’amministrazione comunale potrà essere foriero di belle e rassicuranti notizie.
Il centro È più bello insieme deve restare aperto, deve continuare ad operare nel fondamentale campo della tutela e della salvaguardia dei diritti, soprattutto dei più deboli e dei più fragili.
L’Anpi di Benevento non può, per questi motivi, non essere al suo fianco.

di Anpi Benevento

Seminario Anpi sulla filosofia dell’hitlerismo

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Venerdì 6 aprile proseguono i seminari promossi e organizzati dall’Officina di Studi storico-politici Maria Penna con un intervento di Dario Melillo dal titolo “Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo”: quando l’etica non è a fondamento del diritto e della politica.
Appuntamento alle 17.30 presso il salone “Di Vittorio” della CGIL.

di ANPI BENEVENTO

L’Anpi Benevento alla manifestazione “Mai più fascismi”

Alcune immagini dalla manifestazione “Mai più fascismi” di sabato 24 febbraio 2018 promossa da 23 organizzazioni sociali, sindacali e politiche, a partire dall’Anpi.
Un grazie di cuore alle compagne e ai compagni, alle amiche e agli amici dell’Anpi e della Cgil di Benevento, sempre impegnati con forza e passione per un paese democratico, tollerante, inclusivo e multiculturale.

di ANPI BENEVENTO

Rinviato il seminario di venerdì 23 febbraio

Il sesto appuntamento con i seminari Anpi è stato rinviato per una serie di motivi concomitanti.
L’incontro, dal titolo Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo: quando l’etica non è fondamento del diritto e della politica, si terrà venerdì 16 marzo alle 17,30 presso il salone “Di Vittorio” della Cgil di Benevento.

di ANPI BENEVENTO

Italiani, brava gente? Una nota del presidente Ciervo

italiani brava gente


Italiani, brava gente
è un film di Giuseppe De Santis. Non bello come Riso amaro, che è uno dei capolavori del neorealismo italiano, con quel rapinoso quartetto di bellissime/i (Mangano, Dowing, Gassman, Vallone), ma utilissimo per avviare una riflessione, amara forse, ma necessaria, sullo stato di salute del paese, proprio in virtù di quel titolo, che reitera il più consolidato stereotipo, da noi medesimi forgiato, e, sempre a piene mani, utilizzato per descriverci. In realtà: per autoassolverci da tutte le colpe collettive commesse nei centocinquanta anni e passa della nostra storia nazionale.
Molto opportunamente, lo storico Angelo Del Boca, una quarantina d’anni dopo, sistema, a chiusura della celeberrima e “fortunata” espressione, un punto interrogativo grande quanto un grattacielo. Si trattava di fare i conti – ciò che, solitamente, fanno gli storici – con i crimini italiani in Africa e, in generale, con il colonialismo italiano, un’operazione storica che finì, però, per scontrarsi con quella sorta di archeologico fake, da tutti (o quasi) accettato, che, a priori, impediva la possibilità stessa di affermare certe tristissime verità (uso di gas, deportazioni di massa e, allargandoci ad altre “res gestae” italiche, occupazione e trasformazione in provincia della Slovenia, senza dimenticare mai le tragiche imprese compiute dalle varie “bande”, Carità e Koch, durante la Resistenza) “perché siamo, appunto, brava gente.”
Una passeggiatina in rete, fatta, ovviamente, “sine ira et studio”, che significa senza animosità  né pregiudizio, ci porta a concludere che l’espressione “Italiani, brava gente”, non è solo uno stereotipo ma è una menzogna. Una vera e propria balla. E, con l’autunno che sta finendo, ritorna l’imperativo categorico di riflettere su quanto si vede, si sente e si legge in giro. Sulle spiagge, nei bar, a passeggio con gli amici o nello studio del medico di base. Non c’è da essere ottimisti. Da qualunque parte la si guardi, sembra che il nostro paese si avvii verso un degrado – culturale, sociale politico, economico – da cui sarà sempre più difficile salvarsi. Ci avviamo a ricordare i settant’anni della Costituzione repubblicana e antifascista in una condizione di smarrimento totale e di generalizzato disagio. L’odio razziale – generato da quel fascismo, sempre con cura allevato e sempre gelosamente conservato nella pancia più profonda di vasti settori della nostra società, si fa per dire, civile e, anzi, perennemente rigenerato e rivisitato, negli ultimi anni, con i potentissimi e seducenti mezzi che i novelli padroni del mondo ci hanno messo a disposizione – oggi si riversa nei confronti dei poveri cristi dalla pelle nera che ci “infastidiscono” quando andiamo a riempire di cento prodotti i nostri carrelli anche di domenica. Caspita, che bello! Anche di notte. E si riversa, inoltre, su alcuni personaggi “simbolici”, per esempio la presidente della Camera, Laura Boldrini, sulla quale giornalisti – si fa sempre per dire – e uomini e donne che frequentano il web – hanno gareggiato nel confezionare, quasi ogni giorno, una serie infinita di “nefandezze”.
Una delle cause va ritrovata senza dubbio nel berlusconismo, una sorta di rivisitazione moderna della Weltschaung italica, oscillante tra la “zona d’ombra”, in cui prospera la maggioranza silenziosa, solitamente agghindata da “moderati” che si rispecchiano e si crogiolano nei titoli grevi e volgari dei giornali di riferimento, e i gruppi che covano, ed esplicitamente confessano, il desiderio e l’aspirazione, di rimettere in circolo il fascismo peggiore.
Ricordo che, nella nostra infanzia e nella nostra adolescenza, la vigilia o la sera del 25 aprile la TV della RAI democristiana – la stessa che censurava canzoni come “Si chiamava Gesù” di De André o “Dio è morto” di Guccini – trasmetteva gli straordinari film degli anni Cinquanta e Sessanta, che riempivano i nostri due vuoti: quello relativo alla conoscenza dei fatti, degli eventi (Fosse Ardeatine, Marzabotto, Boves, i fratelli Cervi) e l’altro, quello educante ad una religione civile di cui, lo si voglia o no, il tratto più eticamente qualificante è rappresentato proprio dalla lotta contro il nazifascismo. Poi cominciò la deriva di “Striscia la notizia” e della “Ruota della fortuna”, trasmissione, quest’ultima, a cui pare abbia trionfalmente partecipato, da giovane, anche il segretario PD. E quei film vennero riposti nei depositi della dimenticanza: roba vecchia, lagnosa, ripetitiva. Avanti, verso la modernità luccicante degli anni Ottanta, i pessimi, sotto tutti i sensi, anni Ottanta.
E’ dalla tragedia berlusconiana che derivano le terribili farse di questi giorni. Sul palcoscenico di un teatro, che ricorda, sempre di più, le antiche, maleodoranti sale di periferia – quelle sale dove, di mattina, per la proiezione delle undici, era facile incontrare vecchi in crisi di astinenza sessuale e studenti tutti intenti a praticare, molti anni prima della “buona scuola”, l’alternanza scuola-lavoro – si agitano leader improbabili, giovanili, aitanti, laccati, sostenuti da quei media di regime che sono soliti scandire, con le loro scelte, agende e narrazioni. Tutti, ben lo sappiamo, culturalmente muti ed eticamente sordi.
Sicché, per noi, l’unica prospettiva è quella di vigilare democraticamente, come si diceva una volta, e convincere le persone, giovani e meno giovani, a prendere (o a riprendere) in mano libri di storia, partecipare a seminari di studi, rivedersi un po’ di film e, soprattutto, mettere finalmente da parte lo sdoganamento e la banalizzazione dell’era berlusconiana, ritornando a essere “partigiani”, cioè stando dalla parte della libertà, della dignità, della democrazia, dell’uguaglianza. In breve, dalla parte della Costituzione. Ora è il tempo. Gingillarsi e cincischiare potrebbe essere pericoloso.

Il presidente dell’Anpi Sannio
Amerigo Ciervo

Gruppi di difesa della donna

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Come Anpi del Sannio siamo felici e orgogliosi per l’egregio lavoro svolto dalla nostra vice-presidente Mariavittoria Albini che ha contribuito alla ricerca per le regioni meridionali, Lazio incluso, su i Gruppi di difesa della donna negli anni 1943-1945 resa pubblica e liberamente consultabile a fini di ricerca e a scopo didattico sul sito http://gdd.anpi.it.

Dopo due anni di lavoro sono stati pubblicati gli atti del convegno e i risultati della ricerca nati da un’idea del Coordinamento donne ANPI con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il 70° anniversario della Resistenza e della guerra di Liberazione.
I Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà (GDD) nascquero a Milano e Torino nel novembre 1943 con lo scopo di promuovere la Resistenza, aiutare le famiglie di partigiani, di carcerati, degli internati in Germania, ma allo stesso tempo di lottare espressamente per le donne e per i loro diritti. Le fondatrici dei GDD Lina Fibbi, Pina Palumbo, Ada Gobetti avevano posizioni politico-culturali diverse, ma tutte erano accomunate dall’antifascismo e in questa stessa ottica si mossero i Gruppi che, riprendendo lo spirito e l’impostazione del CLN, si posero come organizzazione, unitaria e di massa, di donne che condividevano il comune obiettivo della lotta al nazifascismo.
Anche se i GDD nacquero inizialmente per offrire un sostegno agli uomini impegnati nella lotta armata, tale compito puramente assistenziale venne immediatamente contraddetto, e materialmente contestato, dall’impegno attivo di molte delle donne coinvolte, un impegno consistente nell’attività di informazione, contropropaganda, collegamento, trasporto di ordini, stampa clandestina, armi e munizioni, sabotaggio e partecipazione diretta alla lotta armata.
Le donne dei GDD lavorarono soprattutto per il coinvolgimento delle altre donne nella vita politica, del momento resistenziale e del futuro, battendosi per la parità salariale, l’assistenza all’infanzia e alla maternità, la difesa delle lavoratrici madri, la partecipazione alla vita politica, il diritto al suffragio.
I GDD ebbero anche un proprio organo di stampa, ovviamente clandestino, il “Noi donne”, il cui primo numero fu pubblicato nell’aprile 1944 e che uscì fino alla Liberazione.
I GDD furono ufficialmente riconosciuti dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) nel giugno 1944. Le donne che vi parteciparono furono almeno 70.000.
La ricerca si è posta l’obiettivo di individuare e mappare sul territorio nazionale i documenti riconducibili ai Gruppi di Difesa della Donna e alle formazioni a essi legate prodotti nell’arco cronologico 1943-1945.

Qui è possibile scaricare il volume completo.

Dario Melillo