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L’Officina “Maria Penna” incontra gli alunni dell’I.T.C. “Rampone”

24 aprile 2018

bruno neri

 

Nella giornata di giovedì 19 aprile sono ripresi gli incontri dell’Anpi Benevento con le scuole della città, al fine di divulgare i temi di Antifascismo, Resistenza, Costituzione e di salvaguardare la memoria di questi ultimi. Come in precedenza, il compito è stato affidato ai membri dell’Officina Maria Penna che, dallo scorso anno, in conformità con quanto espresso dal protocollo firmato dall’Anpi e dal Miur nel 2014, si sono impegnati a mettere a disposizione il patrimonio storico e culturale dell’Anpi stesso per una massima divulgazione.
Ilaria Vergineo e Corrado Tesauro, anche quest’anno, hanno svolto questo compito nelle scuole secondarie di II grado tenendo una lezione di circa due ore presso l’I.T.C. “Rampone” di Benevento. L’incontro è stato pensato ed elaborato in due parti: un quadro storico-culturale introduttivo delineato da Ilaria Vergineo ha fatto da cornice alla vita del partigiano Bruno Neri narrata da Corrado Tesauro.
Nella prima parte sono state descritte le condizioni socio-culturali che hanno preceduto l’avvento del nazi-fascismo con un riferimento diretto ed evidente alla condizione odierna e al pericoloso ritorno di una retorica fascista. Attraverso l’ausilio di testi come Il Fascismo Eterno di Umberto Eco, si è provato a spiegare ai circa 40 presenti, delle classi quarte e quinte, come il fascismo non sia frutto dell’estemporanea pazzia di un uomo, ma il risultato di una condizione storica ben precisa. Di conseguenza, esso rimane un seme sotto la neve, pronto a germogliare se il terreno è fecondo. Vi sono diverse avvisaglie di un ritorno al fascismo – sostiene Eco – e con gli studenti si è provato ad analizzarle per comprendere se alcuni di questi segnali fossero riscontrabili nella contemporaneità. Si è poi passati ad analizzare, quindi, il ruolo storico della Resistenza e della Costituzione, atta a salvaguardare i diritti fondamentali dell’uomo, barattati – durante la dittatura di Mussolini – con una presunta sicurezza.
Alla lezione è seguito un breve dibattito durante il quale i ragazzi hanno concordato con quanto detto, ma anche espresso perplessità e dubbi, chiedendosi se un simile discorso non fosse eccessivamente allarmante.
Il dibattito ha fatto da introduzione alla lezione di Corrado Tesauro che è entrato nella storia della Resistenza, utilizzando, a titolo esemplificativo, la vita del partigiano Bruno Neri (nome di battaglia Berni). Calciatore ed eccellenza nel Calcio degli anni ’30, consacrò l’ultima parte della sua giovane vita alla lotta contro il nazi-fascismo, cadendo a Gamogna nel luglio del 1944. Scopo della lezione è stato quello di avvicinare i ragazzi al mondo della Resistenza, lasciando cadere tutti gli aspetti agiografici e quasi sacrali che aleggiano attorno alle figure dei partigiani, ma umanizzando queste figure e rendendole estremamente vicine al nostro mondo. La figura di Neri, infatti, non solo è esemplificativa dal punto di vista politico, ma risulta essere ancor più affascinante visto il suo legame con il mondo del calcio italiano, la sua celebrità di giocatore della Nazionale, e quindi può facilmente risultare di maggiore attrattiva anche per i giovani.
Un ringraziamento, da parte dell’Anpi Benevento, alla dirigente Assunta Fiengo per averci dato l’occasione di incontrare le ragazze e i ragazzi del suo istituto e alla professoressa prof.ssa Alfonsina Mascia per l’organizzazione dell’incontro.

di Anpi Benevento

Un’analisi filosofica del nazismo nell’ultimo seminario Anpi

10 aprile 2018

foto seminario dario

Per il ciclo di seminari Anpi, promossi e organizzati dall’Officina di Studi storico-politici Maria Penna, venerdì 6 aprile alle 17.30 il salone “Di Vittorio” della Cgil di Benevento ha ospitato l’intervento di Dario Melillo dal titolo “Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo”: quando l’etica non è a fondamento della politica e del diritto.
Cuore della relazione l’analisi dell’articolo del filosofo ebreo Emmanuel Lévinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo, pubblicato sulla rivista francese “Esprit” nel 1934 e considerato il primo tentativo filosofico per comprendere “ciò che è alla base del progetto e della realizzazione dello sterminio del popolo ebraico”.
Per Lévinas la barbarie del nazionalsocialismo non è frutto del caso, di un momento di follia nello sviluppo razionale della storia, ma la sua origine risiede nella “possibilità essenziale del Male elementale (Mal elemental) cui ogni buona logica può condurre e nei cui confronti la filosofia occidentale non si era abbastanza assicurata”.
Questa possibilità si ritrova nella filosofia heideggeriana che è, per Lévinas, il punto più alto della filosofia contemporanea, ma al tempo stesso la dissoluzione della filosofia idealistico-liberale.
A partire da queste premesse e da questa critica della stessa filosofia occidentale l’articolo di Lévinas si concentra sull’analisi di quelle che sono due tendenze contrapposte, due visioni del mondo; da un lato la linea di continuità formata da ebraismo-cristianesimo-liberalismo-marxismo e dall’altro la loro negazione nell’hitlerismo.
La prima tendenza ha come sua caratteristica di fondo un sentimento della libertà incondizionata dell’uomo di fronte al mondo e alle possibilità che sollecitano la sua azione. Questa libertà e il suo messaggio di salvezza sono presenti tanto nell’ebraismo quanto nel cristianesimo, ma sono altresì presenti nel liberalismo e nel marxismo, nel primo sotto forma di forza della ragione che sceglie fra possibilità logiche e nel secondo sotto forma di emancipazione e affrancamento dalle catene.
A questa tendenza si oppone l’hitlerismo, una “filosofia rudimentale” che risveglia “sentimenti elementari” i quali, però, sono di estrema importanza perché “racchiudono una filosofia; esprimono la prima attitudine di un animo di fronte all’insieme del reale e al suo destino. Predeterminano o prefigurano il senso della sua avventura nel mondo. Così la filosofia dell’hitlerismo va ben oltre la filosofia degli hitleriani. Pone in questione i principi stessi di una civiltà”.
Alla luce di queste considerazioni levinasiane nasce l’esigenza, secondo Melillo, di continuare ancora oggi ad interrogarsi su cosa il nazismo sia stato e a domandarsi se la libertà possa davvero essere un valore sufficiente per le sfide del nostro tempo.
Una risposta in tal senso ce la offre già lo stesso Lévinas per il quale è solo la libertà declinata in responsabilità che consente al soggetto di raggiungere la condizione umana, condizione che si manifesta a partire dall’incontro con il Volto dell’altro e dalla silenziosa ingiunzione che da esso proviene: “non uccidere”, ma “accogli”, “proteggi”, “salva”.
Il primato dell’etica si deve basare, per Lévinas, su una determinata disposizione originaria delle relazioni umane, caratterizzata per il filosofo ebreo dall’esposizione e dalla non-indifferenza all’altro, a partire dalla quale ogni altra costruzione filosofica, ma anche giuridico-politica, deve e può essere pensata e solo a partire dalla quale è possibile cercare di dare risposte umane alle vicende dei nostri giorni, da Bardonecchia al Mediterraneo.

Il prossimo appuntamento con i seminari Anpi è per venerdì 20 aprile alle 17.30 con Gaetano Cantone, La deriva del “nuovo”. Avanguardia culturale e avanguardia politica: dai futuristi all’extraparlamentarismo del Novecento.

di ANPI BENEVENTO