Archivio per novembre 2020

Lettera del presidente provinciale alle iscritte e agli iscritti dell’ANPI del Sannio

24 novembre 2020

tessera anpi 2020

Carissime iscritte e cari iscritti dell’ANPI del Sannio,

l’intervento congiunto del comitato provinciale dell’ANPI e dell’Officina di studi storico-politici “Maria Penna” in merito a talune, stupefacenti “riabilitazioni bipartisan” – il caso Arturo Bocchini di San Giorgio del Sannio – mi offre l’occasione per rivolgermi a tutte e a tutti voi per aggiornarci sinteticamente sull’attività dell’anno che si sta chiudendo.

Ci troviamo a vivere una situazione, straordinaria e, per tanti aspetti, estremamente grave. Sicché dobbiamo prepararci ad affrontarla nel migliore dei modi possibile, e dunque, avviare, come auspica, nella sua relazione all’ultima riunione del Comitato nazionale, il nostro presidente, Gianfranco Pagliarulo, “una vera e propria nuova fase della lotta antifascista e democratica”. Il presidente aggiunge: “possiamo e dobbiamo farlo noi, perché ci è riconosciuto da tanta parte del mondo democratico il possesso di quelli che Albertina Soliani chiama giustamente i fondamentali, e cioè quell’insieme di radici, di principi, di valori, che affondano nella Resistenza, nella repubblica e nella Costituzione”.
“Tale sistema di valori riconducibili ai principi della giustizia sociale, della libertà, della democrazia, della solidarietà, della pace, è stato sempre interpretato da noi non in astratto, ma in stretta connessione con le sue incarnazioni istituzionali, in particolare con la Repubblica e la Costituzione, e con gli eventi politico-sociali che hanno scandito gli ultimi 70 anni”.
Di questi valori e, soprattutto, delle tre questioni che già avviluppano la vita del nostro paese, ossia la questione sanitaria, la questione sociale e la questione democratica, l’ANPI del Sannio cercherà sempre di prendersi cura né farà mancare il conseguente impegno e un’azione politico-culturale adeguata, all’interno delle prospettive e delle linee individuate dagli organismi nazionali, necessariamente calate all’interno delle nostre realtà territoriali.
A questo proposito vi ricordo che abbiamo chiuso il tesseramento del 2020 raggiungendo, pur con tutte le difficoltà dei periodi di clausura, il numero di 350, tra iscritte e iscritti. A tutti quelli che ci hanno già manifestato l’intenzione di rinnovarla ma non l’hanno ancora ricevuta, invieremo simbolicamente la riproduzione della tessera via mail.
Abbiamo dovuto rinviare sia la pubblicazione del terzo volume degli Atti dei seminari 2019-2020 che il ciclo delle lezioni 2020-2021 il cui programma è già stato quasi approntato per intero, e che sicuramente partirà on line, se, come sembra, non dovessero cambiare le norme anticovid, l’otto di gennaio del 2021.
Dopo il 12 dicembre, giorno in cui parteciperò, dalle 9.30 alle 14, a una riunione on line di tutti i presidenti provinciali dell’area Centro meridionale dell’ANPI con la direzione nazionale, convocherò la riunione del comitato provinciale che, ovviamente, non si svolgerà in presenza.
È dunque necessario non perderci di vista, di sapere che noi ci siamo e ci saremo sempre con la grande capacità di visione che sempre ha caratterizzato l’Associazione, quella capacità cioè di immaginare il futuro e di saper compiere le scelte giuste.
Invio a tutte e tutti il saluto più cordiale e affettuoso.
Amerigo Ciervo
presidente del Comitato provinciale ANPI di Benevento

A proposito di “talune riabilitazioni alla memoria bipartisan”

21 novembre 2020
Gerarchi fascisti e nazisti presenti ai funerali di Arturo Bocchini, tenutisi a Roma il 21 novembre 1940. Tra loro si riconosce Heinrich Himmler,

Gerarchi fascisti e nazisti ai funerali di Arturo Bocchini, tenutisi a Roma il 21 novembre 1940. Tra loro Heinrich Himmler.

 

Il nostro è un Paese che – a voler essere buoni – ha un rapporto difficile con la storia. A voler essere, invece, più schietti e diretti dovremmo affermare che non si tratti di un rapporto difficile quanto piuttosto di una mal celata indisposizione verso una disciplina che si caratterizza per due aspetti effettivamente scomodi: fatica e verità.

Affrontare il passato, infatti, spinti dal desiderio di conoscere le proprie radici, di comprendere le dinamiche e i fatti che hanno inciso sulla storia della propria comunità comporta un dispendio di energie fisiche e intellettuali di non poco conto, un dispendio che, però, si configura come itinerario inevitabile e necessario perché non esistono scorciatoie per raggiungere la verità.

In “questo benedetto assurdo bel paese” quando si apre una finestra sul fascismo diventa pressocché impossibile discuterne partendo dai fatti, dagli eventi e dalle vicende storiche perché si è subito sopraffatti da una valanga di distorsioni degli accadimenti storici, da vere e proprie bufale, da affermazioni capziose e fuorvianti.

Succede a livello nazionale se pensiamo in questi giorni alle comparsate televisive del giornalista Bruno Vespa il quale, nel presentare il suo ultimo libro, contribuisce a creare l’ennesimo capitolo del revisionismo storico italiano, ma accade anche a livello locale, nella nostra piccola provincia, come abbiamo potuto constatare leggendo l’articolo “Bocchini, una riabilitazione alla memoria bipartisan” apparso sull’edizione beneventana de “Il Mattino” di venerdì 20 novembre 2020.

Nell’articolo, che prende spunto dall’anniversario della scomparsa del capo della polizia fascista, ritroviamo le ormai tipiche affermazioni revisioniste che affondano le radici nel collettivo lavaggio di coscienze del mito del “bravo italiano”.

Nell’articolo viene detto di Bocchini che “malgrado si fosse spogliato dei suoi beni, oggi si cerca di far cadere nell’oblio il suo ricordo”, che “in un paese […] dove tante strade sono intitolate a politici e personaggi, in alcuni casi a dir poco chiacchierati, non si è trovato, se non una strada da intestargli, almeno uno spazio per attaccare, magari a una parete degli immobili donati, una targa che ricordi l’illustre donatore”, che sono sempre state riconosciute “le competenze professionali, il ruolo storico e anche una personalità particolare del senatore Arturo Bocchini”.

E se da un lato non stupisce che parte di queste dichiarazioni provengano dal mondo della destra sangiorgese, dall’altro, invece, colpisce che esse giungano dal primo cittadino del comune di San Giorgio del Sannio, Mario Pepe, come se il solo fatto di aver lasciato al suo paese natale i propri beni potesse cancellare con un colpo di spugna tutte le scelte, le decisioni e le azioni del braccio destro di Mussolini.

Quando le parole vengono utilizzate in maniera completamente decontestualizzata, ecco che un’affermazione del genere finisce per fare il gioco di quel senso comune diffuso secondo cui il fascismo in fondo non fu poi così male e che, anzi, “Mussolini fece anche cose buone” e con lui anche i suoi zelanti sgherri.

Contro questo modo di dare vita al dibattito pubblico, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, ci opponiamo con tutta la forza che ci viene da una lettura della storia del nostro paese, da un’analisi attenta e per nulla superficiale delle scelte che donne e uomini hanno compiuto, scelte che hanno segnato momenti drammatici del nostro passato.

Pertanto, se di Arturo Bocchini si deve parlare lo si faccia raccontando chi è stato e quali scelte ha fatto; se dobbiamo fare un’operazione di verità allora – usando le parole di un appello scritto e firmato da numerose storiche e storici – “raccontiamo la storia, raccontiamola tutta”.

Se siamo sinceri democratici e convinti sostenitori della nostra Costituzione repubblicana e antifascista non mostriamo reticenze e parliamo di Arturo Bocchini, del capo della polizia e fondatore dell’Ovra, a cui Benito Mussolini affidò non solo il compito di reprimere ogni voce dissenziente, ma di rieducare un popolo e di ortopedizzare una nazione. Parliamo dell’uomo che mise in piedi un fitto sistema di controllo non soltanto destinato a sorvegliare e punire gli oppositori del regime, bensì ad insinuarsi nella fibra più intima della vita quotidiana di milioni di italiani.

Raccontiamo dell’ideatore di un apparato poliziesco pervasivo, alle dirette dipendenze del Duce e autonomo dai prefetti ai quali diede l’ordine di arrestare tutti i deputati del Partito Comunista d’Italia, fra cui Antonio Gramsci.

Non dimentichiamo che stiamo parlando dell’uomo che venne incaricato da Benito Mussolini di eliminare fisicamente Carlo Rosselli che allora risiedeva a Parigi e che fu barbaramente ucciso il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne insieme al fratello Nello.

Non lasciamo cadere nel dimenticatoio di chi la storia la vuole annacquare, indebolire, depotenziare il fatto che grazie alla sua rete di spie Arturo Bocchini fu l’artefice dell’arresto e del confino del futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini e di Alcide De Gasperi che in treno con la moglie cercava di lasciare il paese.

Pertanto, se di atteggiamento bipartisan si deve parlare in questa vicenda quello lo ha avuto senza dubbio Arturo Bocchini che, grazie agli ingenti fondi richiesti e ottenuti da Mussolini per potenziare l’attività repressiva, colpì con durezza gli esponenti di tutti i partiti politici che continuavano la loro azione di resistenza alla dittatura fascista.

E non trascuriamo che all’inizio del 1938, il capo della Polizia fascista ordinava di identificare e censire tutti i rom istriani, dividendoli tra soggetti con precedenti penali non pericolosi, soggetti senza precedenti penali e pericolosi e soggetti pericolosi; e poiché questo ancora non bastava aggiungiamoci il passaggio fondamentale a una vera e propria persecuzione che si può definire di natura razziale nei confronti di rom e sinti in quanto ‘zingari’ quando con l’ordine emanato l’11 settembre 1940 Bocchini dispone che “quelli nazionalità italiana certa o presunta ancora in circolazione vengano rastrellati nel più breve tempo possibile e concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte di ciascuna provincia».

Menzioniamo i suoi incontri con il criminale nazista Heinrich Himmler, capo della polizia tedesca, con il quale organizzò l’attività di repressione internazionale dell’OVRA e della Gestapo contro gli oppositori politici.

Questo e ancora altro è stato Arturo Bocchini e l’essersi “spogliato dei suoi beni” verso la fine della sua vita non fa di lui un novello Francesco d’Assisi né tanto meno essere entrato in possesso di quei beni impone al comune di San Giorgio del Sannio di celebrare un elemento di spicco della dittatura fascista, della pagina più buia e drammatica della storia del nostro Paese.

Pertanto, invitiamo il signor Sindaco, una volta terminati i lavori di completamento del palazzo comunale ex Arturo Bocchini, ad apporre una targa, ma che questa sia ampia e che riporti senza titubanze le scelte e le azioni del “viceduce” per fare in modo che nessuno possa pensare al Ventennio fascista con nostalgia e rimpianto, ma al contrario per allontanare, sulla consapevolezza della cancellazione dei diritti e delle libertà a cui Bocchini diede il suo nefasto contributo, ogni rischio di riabilitazione del regime fascista.

 

Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Benevento

Officina di Studi storico-politici Maria Penna