Archivio per dicembre 2018

Convocata l’assemblea di fine anno dell’ANPI provinciale di Benevento

12 dicembre 2018

Partigiani-sempre-maglietta

Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici,

siete tutti invitati all’assemblea convocata per venerdì 21 dicembre alle ore 17.30 nella sede della CGIL di Benevento (Via Leonardo Bianchi, 9 Benevento).
Ordine del Giorno:
a) relazione del presidente sull’attività dell’anno 2018;
b) discussione;
c) presentazione della sede messa a disposizione dalla CGIL;
d) varie ed eventuali;
e) scambio degli auguri con brindisi.

Nell’occasione sarà possibile sottoscrivere la tessera 2019 dell’ANPI; il tesseramento è aperto a tutti coloro che credono nei valori della libertà, della democrazia e dell’antifascismo, valori fondanti della Resistenza e della Costituzione Repubblicana.
Certi della vostra partecipazione vi invitiamo ad estendere l’invito ad altre persone che potrebbero essere interessate a fare parte della nostra Associazione: oggi più che mai è necessario RESISTERE perché i valori dei combattenti per la libertà di ieri e di oggi sono la ragion d’essere di un’associazione come la nostra.

Un caro saluto,
il presidente provinciale dell’ANPI di Benevento
Amerigo Ciervo

Comunicato dell’ANPI Benevento sul decreto sicurezza e immigrazione

5 dicembre 2018

43522887_10155994531662903_7400055916013289472_n

Il decreto sicurezza, recentemente approvato, stravolge di fatto la Costituzione, facendo entrare l’Italia in una sorta di “apartheid giuridico”. Sarà necessario interrogarsi come sia stata possibile una simile, radicale metamorfosi, culturale prima che politica, nel paese, con le forze politiche, che si ispirano al famigerato “contratto di governo”, a far da cassa di risonanza politico-istituzionale, per mere motivazioni di bottega elettorale, alle peggiori pulsioni razziste e xenofobe che sembra stiano annullando decenni di sviluppo e avanzamento democratico, che ha visto milioni di donne e di uomini lottare per l’inclusione, per la solidarietà e per la giustizia sociale.
Questa legge non risolverà affatto il problema del controllo dell’immigrazione clandestina, bensì l’aggraverà – come stanno denunciando in queste ore non pochi sindaci in tutto il paese, anche del M5s – con un carico di lavoro per i comuni pesante e, in buona sostanza non sopportabile, creando le condizioni per una più grave e diffusa insicurezza, limitando o eliminando spazi di vita sociale condivisa e creando finanche la possibilità per un possibile riacquisto individuale, da parte di esponenti di associazioni a delinquere di varia natura, dei beni sottratti alla camorra e alla mafia. È lecito, quindi, attendersi una consapevole assunzione di responsabilità da parte di tutti, delle istituzioni in primis e, successivamente, dei partiti, dei movimenti e di tutte le associazioni pubbliche. Ci si augura che si tenga conto delle storie e delle esperienze delle varie realtà in atto, non limitandosi ad applicare in modo ciecamente deterministico una pessima legge.
Lottiamo per preservare l’umanità che è in noi e negli altri, sempre considerandola come la prima e unica finalità dell’attività politica.

Il comitato provinciale dell’ANPI di Benevento

Convegno Cgil Benevento. L’intervento del nostro presidente Amerigo Ciervo

1 dicembre 2018

47155665_10215964458897901_5489809339273183232_n

L’intervento del nostro presidente provinciale Amerigo Ciervo al convegno CGIL Democrazia, Lavoro, Legalità tenutosi venerdì 30 novembre 2018 all’Hotel President di Benevento.
Consentitemi, vi prego, di svestirmi della funzione – per me in ogni caso altissima e della quale sono grandemente onorato e per la quale mi avete invitato a partecipare, quella di presidente provinciale dell’ANPI di Benevento – e di utilizzare, per l’incipit del mio intervento, la veste del mio lavoro quotidiano che pure, tra qualche mese, cesserò di svolgere.
Ci capita molto spesso di parlare nelle nostre aule di democrazia, di lavoro, di legalità. Un concetto – quello di legalità – strettamente connesso a quello di moralità. Dalla dimensione delle scelte individuali si passa a quella, più alta e più complessa dell’etica comunitaria. Dell’etica del bene comune. E dei beni comuni.
La domanda è: Che devo fare per vivere una vita giusta e felice? C’entrano legalità e moralità con questo tema. E sono tematiche alte, che non possono e non debbono essere svilite dalla banalizzazione e dalla superficialità.
Del resto la filosofia, fin dalla sua nascita, ha sempre posto, tra le principali questioni del suo farsi, i destini della polis. Socrate, nell’Apologia, rivolgendosi ai suoi concittadini che stanno decidendo di condannarlo a morte con una serie di accuse surrettizie, li provoca dicendo loro che non solo dovrebbero assolverlo ma, oltre a ringraziarlo per essere stato la loro coscienza critica, dovrebbero addirittura deliberare di erigergli una statua nel Pritaneo, e questo proprio per avere svolto, con impegno costante e con onore, la funzione di chi interroga i suoi simili sui temi forti della vita comunitaria. Alla maniera di un tafano, un insetto fastidiosissimo, certamente non gradito, come non gradita è la funzione del filosofo.
La risposta alla domanda è chiara: noi saremo giusti e liberi fin quando saremo schiavi delle leggi.
Democrazia, Lavoro, Legalità: c’è una sola parola che le lega e le contempla, contenendole tutte e tre. E questa parola è Costituzione. Ossia, per noi, la garanzia della giustezza e della universalità delle leggi. Eppure lo stesso Socrate rifiuta di ubbidire a un ordine. Quando, nel 404 a C. i Trenta tiranni ordinano a lui e ad altri quattro cittadini di arrestare il democratico Leone di Salamina affinché fosse messo a morte, Socrate si oppone all’ordine «preferendo – così come ci racconta Platone – correre qualsiasi rischio piuttosto che farsi complice di empi misfatti».
Sicché quando talune leggi sfuggono a questa garanzia, sarà opportuno rifiutarsi di applicarle e anche di disobbedire ad esse. Ora a noi sembra chiaro che con l’approvazione, in queste ultime ore, del decreto sicurezza la Costituzione venga di fatto stravolta e l’Italia entra, come ha dichiarato la nostra presidente nazionale Carla Nespolo, in una sorta di “apartheid” giuridico.
A noi appare incredibile che un parlamento della repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo abbia potuto approvare una legge simile, sembra incredibile che sia stato sferrato un colpo così pesante al diritto di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. Una ruspa – che immagini indecenti si usano in questi giorni tristi – che fa strame di quell’articolo 10 “dove si tutela la condizione giuridica dello straniero che si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”. Una ruspa contro un modello che ha generato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto la responsabilità politica e il coraggio etico di sperimentarlo. Tra l’altro essa finisce con il non risolvere per niente il problema del controllo dell’immigrazione clandestina. Anzi, a leggere dichiarazioni di molti sindaci, addirittura lo aggrava.
Ho appena terminato di leggere un libro, bellissimo e ponderoso, di Antonio Scurati, M Il figlio del secolo che ricostruisce, con la seduzione di una scrittura coinvolgente del romanziere, la genesi del fascismo fino al delitto Matteotti.
È un libro che vi consiglio di leggere. Esso ha generato in me inquietudine e angoscia. La storia non si ripete mai. Ma potrebbero ripresentarsi le condizioni in cui talune pulsioni che ben conosciamo comincino a riprendere vita, a ricostituirsi in forme nuove e a riaggregarsi in strutture e organizzazioni che riportano con prepotenza alla memoria e alla coscienza la celeberrima, terribile diagnosi di Piero Gobetti – che io faccio totalmente mia – sul fascismo che altro non sarebbe che la più fedele autobiografia della nazione.
Dunque la scuola: la necessità della scuola.
E la necessità di conoscere e di sapere. Non solo le grandi manifestazioni che servono a denunciare il nostro dissenso e la nostra opposizione nei confronti di leggi che non ci piacciono sono necessarie.
Oggi è il momento in cui uomini e donne siano in grado di ritrovarsi sui valori condivisi della democrazia, del lavoro, della legalità, dei valori della Costituzione e – insieme – ripartire sulla strada della conoscenza.
Il nuovo fascismo lo si sconfigge così, con la conoscenza, con i saperi, con lo studio, con la ricerca e con le buone pratiche individuali e politiche.

Non si può restare inerti. Non ci si può rassegnare a questo declino, alle pratiche ignobili contro la vita, contro la dignità, contro la legalità. Come non è restata inerte la nostra compagna Rosita Galdiero. E a cui, come ANPI riconfermiamo la nostra vicinanza affettuosa.
Siamo ben consapevoli che questo lavoro lo dobbiamo svolgere insieme. Ecco la necessità delle relazioni, della rete che abbiamo costituito con la CGIL, il sindacato di Giuseppe Di Vittorio, del compagno che ha insegnato ai braccianti a tenere il cappello in testa davanti ai padroni, con Libera di don Luigi, con l’ARCI e con i rappresentanti delle istituzioni democratiche. Le istituzioni sono una grande conquista democratica. Che esse non diventino mere cinghie di trasmissione di leggi ingiuste e sbagliate.
Penso alla testimonianza del questore Palatucci – già alunno del nostro liceo “Giannone”, morto di stenti a Dachau – che ebbe il coraggio di disobbedire a leggi ingiuste, salvando ebrei dai campi di sterminio, e oggi è considerato uno dei giusti di Israele. O ai soldati che opposero resistenza al nazifascismo. O ai giudici che hanno pagato con la vita la loro fermezza nel voler combattere, anche contro chi sosteneva, dentro le istituzioni, posizioni contrarie, la mafia e le altre organizzazioni illegali.
Abbiamo questi esempi fulgidi. Non possiamo, non dobbiamo voltare la faccia dall’altra parte.
C’è un passo di Isaia che credo faccia al caso nostro. Dice: “I guardiani d’Israele son tutti ciechi, senza intelligenza; sono tutti dei cani muti, incapaci d’abbaiare; sognano, stanno sdraiati, amano sonnecchiare. Sono cani ingordi, che non sanno cosa sia l’essere satolli; sono dei pastori che non capiscono nulla; son tutti vòlti alla loro propria via, ognuno mira al proprio interesse, dal primo all’ultimo” (Is. 56, 10-11). E a che servirà mai, conclude il profeta, un cane muto se non protegge la casa? Per molto tempo siamo stati cani muti.

Ora è necessario ricominciare ad abbaiare. Ma non alla luna. Magari ad azzannare anche qualche polpaccio.
Facciamo appello alle coscienze delle donne e degli uomini di questo paese. Che l’indignazione sia permanente, che non manchi occasione di riempire piazze e strade per un’Italia autenticamente umana.
Facciamo appello alle forze politiche democratiche: basta divisioni, basta discussioni stucchevoli, basta rese dei conti.
È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità perché queste tematiche: il lavoro, la democrazia, la legalità si sostanzino in atti politici e in vita vissuta.
È ora di organizzare una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria. L’ANPI c’è, insieme a tante associazioni che continuano nel loro quotidiano lavoro di stimolo sociale e costituzionale.
La nostra parola d’ordine, così come è possibile leggere anche sulla nostra tessera 2019, è “L’umanità al potere”. Non domani. L’umanità al potere. Adesso!

Amerigo Ciervo
Presidente provinciale dell’ANPI di Benevento